Memorie di una bevitrice di Estahè

Memorie di una bevitrice di Estahè

martedì 3 luglio 2012

Onironauticamenthè

Se avessi potuto scegliere, io avrei voluto una voce fuoricampo
Ehi tu, Dio!”, gli avrei detto “Non darmi tutte queste tette, dammi una voce fuoricampo”


E' arrivato un caldo che fa sudare pure i gomiti, pure gli occhi, pure le parole; quindi ce ne stiamo tutti zitti zitti, alla ricerca disperata di un riparo occasionale negli spruzzi d'ombra di ogni tipo: alberi, balconi, giganti dalle pettinature afro, perfino pali della luce.
Una situazione surreale.
Ho visto un bambino farsi ombra sugli occhi con il gelato, per guardare la vetrina di un negozio di giocattoli, mentre sua madre leccava il cono per non farlo sporcare ed era prospetticamente sistemata dietro lo spazio di competenza di un orso gigante, posizionato all'ingresso del negozio di giocattoli, che gettava una tenue oscurità sui piedi della signora, per evitare che sudassero. Almeno quelli.
Siccome ero lì, ho fatto un po' di ombra all'orso (mutua assistenza urbana), mentre guardavo quella matrioska di famiglia accaldata (e accalcata).
Quando lui mi ha ringraziata, ho capito che c'era qualcosa che non andava e che quasi sicuramente stavo sognando.
Ho appena imparato cosa sia l'onironautica, grazie ad un libro prestato da un'amica che non è una teiera (e che purtroppo beve caffè freddo -e vabbè, che dobbiamo fare...-), quindi mi sono messa subito all'opera ed ho seguito le regole per capire se fossi all'interno di un sogno lucido.
Mi sono specchiata nella vetrina: ero deformata.
Ho chiesto l'orario ad un passante per due volte di seguito e alla prima ha detto: “Sono le due”, mentre alla seconda ha detto: “Vaffanculo” (per il sogno lucido, devi avere due risposte diverse: ci siamo).
Ho letto la temperatura su un display. Trentacinque fottutissimi gradi e subito dopo trentasette fottutissimi gradi.
E' fatta: sto sognando.
Posso fare ciò che voglio.
Christopher Nolan: a noi!

Ma che vuoi?”
Sei Christopher Nolan?”
No, so' tu nonno in carriola...”

Non ci siamo. Devo essere io alla guida di questo sogno: adesso abbasso la temperatura, congelo il gelato del bambino, mi alzo in volo e vado a fare due chiacchiere con quelle dannate taccole assassine che fanno incetta di piccioni ululando alle quattro di notte, metto l'aria condizionata su tutti i cazzo di autobus di Roma, do una messa a posto alla metro B1, elimino in maniera definitiva l'utilizzo di pantaloncini imbarazzanti e distribuisco brick di estathè in tutti i bar di Roma.

Ah bella! Attraversi o no?”
Sei Christopher Nolan?”
Chi sso' io? Che hai detto? Guarda che io te gonfio...”
No, non hai capito! Io mi chiedevo solo se fossi il regista di...”
Il regista de che? Ma allora tu me vòi proprio fa perde' la pazienza regazzì?”

Quando sono passata di nuovo vicino all'orso e ho visto il gelato del ragazzino squagliato sui piedi della madre, l'orso mi ha detto: “Grazie” e allora ho capito che forse mi ero sbagliata. Quindi gli ho chiesto che ore fossero e l'orso mi ha guardato perplesso prima di dire: “Grazie”. Non ero in un sogno lucido: non avrei avuto falsi risvegli, allucinazioni uditive o turbanti stati ipnopompici.
I gradi aumentano davvero a vista d'occhio; l'aria condizionata è uno stato di grazia che non ci è concesso e le taccole, se non stai attento, iniziano a girarti sopra la testa, facendo strani versi.
Nonostante la tentazione di domandare all'automobilista nervoso se avesse almeno visto 'Inception' , ho optato per entrare in un bar e chiedere un brick d'estathè.
L'Estathè non ce l'abbiamo. Abbiamo il thè fatto da noi”, mi hanno detto, scuotendo una bottiglia di acqua Levissima piena di un liquido torbido.
Altro che onironautica, questo è un incubo ad occhi aperti.

Non ti puoi mettere contro di me, mia cara, io ho diretto 'Memento', 'Il cavaliere Oscuro' e...”
Beh, allora tu sei Cristopher Nolan?”
Di certo non sono tuo nonno in carriola”
Tu hai salvato Batman. Tu hai salvato un supereroe. Tu sei un mito.”
Tu hai un'amica tejera e delle paralisi ipnagogiche. E non fai nemmeno uso di droghe.”
Non credo che mi daranno un oscar per questo.”
No, nemmeno io. Non con questo caldo, perlomeno.”
Ho abbracciato l'orso, fino a quando non mi hanno cacciato via.
Poi sono tornata a casa ed ho cercato di dormire.
Quando dormo, posso aprire un'anta dell'armadio e ritrovarmi ad Istanbul oppure sganciare la pistola di un distributore di benzina e riempirmi di estathè oppure girare per strada a mezzogiorno senza colare come se fossi appena uscita da una doccia.
Quando dormo, è tutto più semplice.
Il mondo reale è monotono e privo di inventiva.
E poi fa sudare troppo.

venerdì 22 giugno 2012

Tagliatele la thèsta

Se avessi potuto scegliere, io avrei voluto una voce fuoricampo
Ehi tu, Dio!”, gli avrei detto “Non darmi tutte queste tette, dammi una voce fuoricampo”


Due giorni fa, il supermercato aveva finito l'estathè. Con l'arrivo del caldo, tutti sono accorsi a sistemare le bottiglie in frigo, pensando di avere un rapporto speciale con il mio nettare meraviglioso ed io mi sono sentita tradita.
Ma come, estathè? Proprio a me? Che non vivo nemmeno un giorno d'inverno senza di te?
Questo mi avrebbe dovuto far riflettere.
La giornata era cominciata sotto i peggiori auspici, non sarei dovuta andare dal parrucchiere di Oris. Io ho un cattivo rapporto con tutti i parrucchieri del mondo: i miei capelli non sono fatti per essere fonati e sistemati, si arrabbiano, si sentono artefatti e se la prendono con me.
Ma tutti possono sbagliare ed io ho sbagliato: ad andare dal parrucchiere in un giorno nefasto, a dare retta alle bizzarre scelte estetiche di Oris e a non scappare quando il suddetto ha cominciato a chiamarmi passerotto.

Vorrei che me li accorciassi...” gli ho detto.
Vorrei un carré, più corto dietro e più lungo davanti.”
Una cosa semplice, insomma, detta con i termini giusti, imparati sul campo. Perché si dice “carré”, non “caschetto”. L'ultima volta che ho detto ad un parrucchiere che volevo un “caschetto”, mi ha consigliato di andare dal barbiere di Nino D'Angelo, l'unico in Italia ad avere ancora il caschetto.
I parrucchieri non devono amare gli iris.
E non devono amare nemmeno l'Estathè.
Fatto sta che, mentre ero lì ad aspettare, ho visto Alice su una poltrona poco distante dalla mia: il brucaliffo le stava fonando i suoi boccoli d'oro con il fumo infinito del suo narghilè.

Oggi mi sono trasformata così tante volte che non so più chi sono...”, gli stava dicendo, ma lui non la ascoltava, era troppo concentrato sulle sue boccate di fumo e sulla sua filosofia.
E tu?”, ha detto lei a me. “Tu chi sei?”.
Non lo so ancora, Alice. Dipende da come mi taglieranno i capelli”, ho risposto.

Poi ho sentito che il mio parrucchiere chiamava qualcuno coniglietto e ho visto Alice farsi nervosa sul ticchettio di un orologio che le urlava il suo ritardo.

E' tardi, Bianconiglio, dobbiamo andare!”.
No, mi stanno facendo la cresta e credo che me la tingerò di biondo, come Balotelli.”
Proprio in quel momento, mi sono accorta che, alle forbici, c'era un tipo strano, uno con un cappello enorme che sorseggiava thè da molte tazze diverse: un mio simile, praticamente.
Poi, però, il negozio si è riempito di stregatti, gemelli sincronizzati, leprotti bisestili, capitan libecci e canterine maratonde ed io mi sono distratta così tanto da non far più caso ai miei capelli e alle urla spietate di una donna con un mazzo di carte in mano.

Tagliatele la testa! Tagliatele la testa!”
Quando ho sentito il rumore delle forbici che si chiudevano era troppo tardi, mi sono guardata nello specchio e ho detto “E chi è quella? Una catechista? Una zitella senza speranza chiusa in un romanzo di Jane Austen?”
Il brucaliffo stava pompando i capelli di Oris, mentre il mio sguardo si distruggeva.
Non ho letto il seguito, quindi non so cosa Alice trovò attraverso lo specchio, so solo che, mentre uscivo disperata da quel posto, con un fungo atomico sulla testa che non mi avrebbe fatto diventare né più alta né più bassa di quanto io non sia già, ho sentito una vocina leggera che mi ha detto:

Di solito io mi do degli ottimi consigli, ma raramente li seguo...”
Non avrei dovuto tagliarmi i capelli, vero?”
L'importante è che non hai perso le testa. Il resto si recupera.”
Sarà, ma intanto fa troppo caldo per un cappello, ci sono troppi concerti per non uscire di casa e bisogna fare le poste al camion dei rifornimenti del supermercato per accaparrarsi un goccio di estathè.
E' una vita davvero difficile.
Per uno sparuto momento, mentre mi guardavo nello specchio enorme del mio armadio nuovo, ho pensato che se avessi bevuto una tazza di estathè, brindando al mio non compleanno, mi sarebbero ricresciuti i capelli.

Impassabile”, mi ha detto la serratura della porta.
Vuoi dire impossibile?”
No: impassabile. Nulla è impossibile...”
In effetti, a guardarmi bene, sembro una rincoglionita che beve thè deteinato: una cosa che credevo davvero impossibile...


martedì 12 giugno 2012

A-thèam

Se avessi potuto scegliere, io avrei voluto una voce fuoricampo
Ehi tu, Dio!”, gli avrei detto “Non darmi tutte queste tette, dammi una voce fuoricampo”


Ho sempre pensato di possedere poche cose: non ho una casa, non ho una macchina, non ho un divano, non ho un aspirapolvere. O meglio, ho tutte queste cose, ma non sono mie.
Sono miei i libri e sono miei i vestiti, ma i libri non sono mai troppi (anche se, quando li sposti, maledici tutti quelli che non sono abbastanza meravigliosi da meritarsi il tuo mal di schiena) e i vestiti, beh: se vivi con Oris oppure Oris è tua sorella, le sue quarantasei paia di scarpe e le sue strabordanti ante dell'armadio nuovo, ti fanno sentire davvero poco abbiente, mentre le urli dietro: “Hai due ante in più, come diavolo è possibile che non c'entri nemmeno così?”.
Ho sbraitato contro di lei subito prima di dare una testata (in)volontaria al povero e scarno ripiano con i miei vestiti (“legge del contrappasso” secondo Oris, “solita sfiga” secondo me) e, subito dopo, mi sono ricordata dello zaino di George Clooney in “Up in the air”, il bagaglio leggero che lui consiglia di avere nella vita.
Bisogna portarsi dietro meno cose possibile.
Allora ho preso uno zaino, l'ho riempito di estathè e sono andata a pattinare per le vie di Roma. Avevo già il fiatone quando mi si è affiancato un furgone GMC Vandura serie G e qualcuno mi ha tirato sopra.
Era Murdock, dell'A-Team.

Cos'hai dentro quello zaino?”
Una sorella, due genitori, un cane e due nonni. Quattro coinquilini, una dirimpettaia e un numero non ben precisato di amici. Poi ho un cacciavite e un finto volume della divina commedia in cui nascondo le cose. E infine mi porto dietro delle foto, un ginocchio sbucciato e tutto l'estathè che posso...”
Un ginocchio sbucciato? Ma è vergognoso!”
Lo so, Capitano Murdock. Lo so.”
E' vergognoso che tu abbia sbucciato solo un ginocchio. E l'altro? Non soffre, al chiuso dell'epidermide?”
Spero di no...”
Deve essere stato questo zaino a sbilanciarti. Se non lo avessi avuto, saresti caduta per bene e adesso avresti due belle ferite simmetriche.”
La pensi come Clooney? Sono troppo pesante?”
Clooney ti ha detto che sei pesante?”
Non direttamente.”
Beh, Mr T dice che io sono scemo. Non devi far caso a queste cose...”
Ci proverò.”
Mi sono perso la mia squadra: Hannibal, Sberla, Barracus, tutti...”
E non ti senti leggero?”
No, mi sento tremendamente solo, tanto da raccattare una ragazzetta in pattini per strada per vedere se ha la mia squadra nel suo zainetto. Forse Mr T ha ragione a dire che sono scemo...”
Ti piace l'estathè?”

Alla fine, io e Murdock siamo diventati amici ed abbiamo recuperato l'intero A-Team con un “piano ben riuscito”. Io ho infilato tutti loro nello zainetto e ho ricominciato a pattinare.
Sono caduta varie volte, sempre sullo stesso ginocchio, forse ha ragione Murdock a dire che c'è qualcosa che mi squilibra, ma non butterò lo zainetto per cavarmela meglio: io mi appesantirò ancora di più, voglio diventare obesa, oberata di cose, ripiena di persone.
Voglio che non mi bastino due ante dell'armadio.
Voglio riempire di roba persino i vuoti di estathè.
Voglio pesare tantissimo.
Le persone tendono a dimenticarlo ma, in fisica, il peso è una forza e la pesantezza è l'unica maniera che abbiamo di volare leggeri.
E' per questo che Oris ha quarantasei paia di scarpe.
O almeno lo spero.


venerdì 1 giugno 2012

Metti una sera a cena da thè

Se avessi potuto scegliere, io avrei voluto una voce fuoricampo
Ehi tu, Dio!”, gli avrei detto “Non darmi tutte queste tette, dammi una voce fuoricampo”


La primavera è un momento di passaggio, ormonalmente parlando. Vivo e ho vissuto con un cospicuo numero di uomini, quasi fratelli, che mi ha permesso di sapere che, quando i cappotti, le sciarpe e i cappelli iniziano a volare via e lembi di polpacci, punte di piedi e spigoli di gomiti iniziano ad assaggiare l'aria calda della bella stagione, ogni uomo vive il risveglio della propria mascolinità.
Le donne, invece, preferirebbero non vedere unghie tagliate male, peli ascellari umidi e gocce di sudore che incorniciano le facce lesse dell'altro sesso: quindi la bella stagione incanala Marte e Venere in due galassie molto lontane.
Sono questi i momenti in cui Oris ed il suo gruppo di amiche singles (tutte meno una perché in qualsiasi buon gruppo di ascolto ci deve essere un punto di vista opposto per riequilibrare) accolgono nelle loro serate “Pollaio” anche gallinacce non tesserate, come me.

Mi chiamo Iris e sono circa diciannove minuti che non bevo estathè...”
Ciao, Iris. Ti vorremmo dire che qui non siamo in un gruppo di recupero per drogati di teina e oltretutto sei poco credibile, visto che spunta una boccia di estathè dalla tua borsa”
Scusate!”
No, non ti scusare. Piuttosto magna bella e ascolta donne più sagge di te”
Non posso riportare quanto udito in quelle stanze, un po' per rispetto del gruppo, un po' perché l'alcool era direttamente proporzionale al cibo, ma posso dirvi una cosa: le donne non parlano di uomini durante la bella stagione e, se ne parlano, il tono non è quello del desiderio. Sarà colpa delle ascelle pezzate, dell'infradito che non dona mai o dell'aria poco intelligente che l'ormone vorticoso dona all'interlocutore maschio, ma Carrie Bradshaw, nella realtà delle strade romane, non sussiste.

Quello che posso dire è che, in quella stanza, c'era un intruso.
Un intruso maschio, peloso e un po' sovrappeso, che, devo dirlo, non dava molto fastidio.
Ha miagolato solo una volta, ma la sua voce non ha mai smesso di narrare quella serata.
Iris, io ero il gatto di Bukowski, qua praticamente mi pare di stare in collegio...”
Ma, micio, tu parli?”
Non mi chiamo Michu, mi chiamo Pichu, come quello dei Pokémon”
Ma quello era un topino...”
Stai a scherzà? Pichu è un tipo elettrico che si evolve in Pikachu quando è felice. Come si suol dire: 'mica cazzi'?”
Pichu, sarai pure stato il gatto di Bukowski, ma sembri un bambino di dieci anni. Cosa direbbe il tuo precedente padrone se ti sentisse parlare così?”
Mi farebbe strafogare di cibo. Questa qua m'ha messo a dieta...”
E meno male che t'ha messo a dieta, sennò...”
Aò, Iris, ma alla fine chi ti conosce? Torna nel tuo che io torno nel mio. Non te lo voglio manco dire cosa avrebbe detto di te il buon Charles...”
Per tutto il resto della serata, Pichu è stato allungato per terra, in quella che la sua padrona chiama la “posa da magro”, mentre io imparavo un sacco di cose così grande che ho dovuto lasciare la bottiglia di estathè per potermelo riportare a casa.
Pichu non ha dato fastidio, ma credo che abbia sudato davvero tanto per resistere alla tentazione di salire sul tavolo e strafogarsi con quanto vi era presente.
Insomma, si è trattenuto.
Il perché l'ho capito quando mi è stato detto che Pichu è castrato: quindi si posiziona esattamente a metà nello spazio che divide quei due pianeti opposti dalla bella stagione.
Questo è il motivo per cui, quando ho tirato fuori la bottiglia di estathè, ne abbiamo dato anche un po' a lui.
Non so cosa ne avrebbe detto Bukowski e forse nemmeno mi interessa.
Quello che so è che maggio è finito, che il caldo rende l'estathè freddo ancora migliore del solito e un gatto è stato la mia voce fuori campo per una sera grandemente illuminante.
Le amiche di Oris mi hanno reso parte del pollaio, anche se di solito pigolo in un'altra aia.

Così dovrebbe essere quando trema il tuo mondo.
Dovrebbe essere che arriva qualcuno e che ti invita a cena.
Maggio distrugge sempre tutto.
Lo stronzo c'ha pure 31 giorni, ma prima o poi finisce.

martedì 22 maggio 2012

Un rapimento mistico e sensuale mi imprigiona a thè

Se avessi potuto scegliere, io avrei voluto una voce fuoricampo
Ehi tu, Dio!”, gli avrei detto “Non darmi tutte queste tette, dammi una voce fuoricampo”


Nel mio immaginario, Marco Polo è un uomo di mezza età, con la barbona incolta ed i capelli bianchi, con una specie di mutanda in testa a mo' di copricapo ed un mantello rosso fiammante. E' un grande esploratore, Marco Polo e vuole essere seduto sempre a destra, nell'estremo oriente delle conversazioni.
Nella realtà, Marco Polo è una giovane economista romantica, con un caschetto vinaccio e senza alcuna barba, non porta cappelli o mantelli, ma sono quasi certa che indossi le mutande. E' una grande esploratrice, Marco Polo e vuole essere seduta sempre a destra, nell'estremo nord-est delle conversazioni.

Voglio vederti danzare come i derviches tourneurs che girano sulle spine dorsali o al suono di cavigliere del Kathakali e poi ho fame...”
Piacere, Marco Polo, io sono Iris Versicolor”
Ti invito al viaggio in quel paese che ti somiglia tanto. I soli languidi dei suoi cieli annebbiati hanno per il mio spirito l'incanto e continuo ad avere fame...”
Marco Polo che mi sembri Battiato più che Marco Polo, andiamo in un ristorante. Qui vicino c'è un ristorante cinese...”
Ti muovi sulla destra poi sulla sinistra resti immobile sul centro provi a fare un giro su te stesso, un giro su te stesso e poi te ne vai pure un po' a fanculo, Iris Versicolor...”
Mah, Marco, cosa ti prende?”
Mi prende che mi piace citare in continuazione Battiato e mi prende che mi sono rotto di questa storia della Cina, dei ristoranti cinesi e dell'economia mondiale. Non è mica colpa mia se si sono spalancate le porte dell'Oriente. E poi mi prende che c'ho fame e non voglio sempre magna gati...
A parte che sei di Vicenza e si sa che...”
Sai che non mi stai tanto simpatica, Iris Versicolor.”
Forse questa cosa di vedersi tra i tisanisti non funziona.”
No, forse no. Non mi pare che abbiamo trovato punti comuni sui quali lavorare. Ero alfine giunta alla tua porta con le migliori intenzioni e con il libro del secolo stampato in mente, mi servivano solo delle forti braccia che lo digitassero...”
Beh, io ho delle forti braccia!”
E allora bando alla ciance, mangiamo qualcosa e mettiamoci al lavoro... Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
Si, però basta con Battiato.”
Se non ti piace Battiato, non possiamo avere alcun rapporto.”
Battiato mi piace, ma non sopporto chi fa continue citazioni...”
Ti offro due involtini primavera e ci scordiamo di tutto? Però, solo se questo ristorante è vicino che non mi va di camminare...”
La Cina è sempre vicina, Marco. Ma prima devi dirmi se è vera questa storia dell'estathè.”
La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito. Inneres Auge.

E' stato così che ho passato la mia serata con Marco Polo, cari amici tisanisti, per il mio bene e per il vostro e sono finita con la sua biografia tra le mani.
Non avrei mai pensato di scrivere una biografia, né di rubare il lavoro al pisano Rustichello, ma adesso ho un libro tra le mani: parla di una ragazza cresciuta in un vivaio, come una piantina in cattività, che non sa molto del mondo e che decide di mettersi in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza, come il Palomar di Calvino.
Ad un certo punto, dopo un approfondito studio dell'economia mondiale applicato alle foglie di tutte le piante che non conosce, Marco Polo decide di esportare l'estathè in Cina e diventa milionaria. Questo successo le dà l'idea di dettare la sua biografia ad una bevitrice di Estathè e di chiamarla “Il Milione”.
Come il Palomar di Calvino, anche Marco Polo non ha ancora raggiunto la saggezza ma sarebbe stata decisamente più felice se Battiato avesse deciso di scrivere una canzone sulla sua storia. Poiché questo non è avvenuto, il suo desiderio da groupie non è stato esaudito e lei ha iniziato a bere tantissimo.
Mi ha finito l'estathè, fuori piove ed io non ho voglia di andare a comprarlo.
Adesso chiamo Battiato e gli chiedo se può andarci lui...


lunedì 14 maggio 2012

O' Trerrothè

Se avessi potuto scegliere, io avrei voluto una voce fuoricampo
Ehi tu, Dio!”, gli avrei detto “Non darmi tutte queste tette, dammi una voce fuoricampo”

Il ciclismo mi fa venire caldo, mi ricorda mio padre in canottiera, relegato in camera a guardare la fatica dei corridori in televisione e a sudare con loro sul copriletto di macramè che mia madre gli diceva di spostare, ma che lui lasciava intatto sul giaciglio: era una sacra sindone al contrario che non raccoglieva immagini su di sé, ma te le lasciava indelebili sul corpo.
Era il suo modo di soffrire con gli atleti, credo.
Oppure la sua innata pigrizia maschile.

A volte, io guardavo le gare con lui: mi sedevo per terra, facendomi spazio tra i tappeti sul parquet e mio padre mi fissava con sdegno, tipo a dire: “Ma che veramente tu sposti tutta quella roba? Siediti e suda sulla fibra indiana dello scendiletto! Devi sentire la fatica della competizione...”.
Ma la sua era solo una competizione con mia madre, credo.
Oppure con il suo elegante copriletto di macramé.

Da terra, io immaginavo il grande Pozzi e il famoso Girardoux di Stefano Benni che sfidavano Claudio Chiappucci e Marco Pantani, gli idoli di mio padre, ma il caldo mi faceva resistere poco tempo davanti alla televisione. Probabilmente, la mia passione per il ciclismo avrebbe resistito di più se il principe azzurro del Giro d'Italia fosse arrivato in camera dei miei genitori, sgommando su un'Apecar di estathè.

I' port' 'o trerrote”, avrebbe detto.
Io guido l'Ape Car”, avrebbe tradotto mio padre.
'O trerrote ra' piaggio”
L'Ape Car della Piaggio”
Me sceto 'e quatt''a matina...”
Mi alzo alle quattro del mattino...”
...e cocche vota pure''e quatt''e dieci”
... a volte mi sveglio più tardi.”

Mi avrebbe caricato dietro, in bilico su un perfetta montagna di estathè e avremmo sfidato i promontori italici insieme, passandoci i brick come Coppi e Bartali con la borraccia.
Ero troppo piccola per avere la quantità giornaliera di estathè necessaria al mio sostentamento, quindi i miei sogni romantici viravano più intorno a quello che alle principesse delle favole.
Ero certa che se avessero piazzato una cannuccia di estathè al posto del pisello sotto i venti materassi della fiaba di Andersen, io non sarei riuscita a dormire e, non perché fossi una vera principessa, ma perché dove c'è una cannuccia c'è anche un brick e una tossicodipendente non se lo lascia di certo sfuggire.
Le fiabe e i ricordi sono a libera interpretazione.
E la mia, quella d'O' Trerrothè ha una chiusura di critica sociale: l'Apecar si ribalta e si scopre che era piena di cocomeri e non di estathè. La principessa dei brick abbandona il principe Tony Tammaro al suo destino e molte macchine fanno lo stesso, rubando anche i cocomeri.

“I' port' 'o trerrote”, canta il principe disperato.
E mo' porto 'e stampelle”
“Ed ora sono bloccato in ospedale”
“Ma sé acchiappo 'a quillo che s'a' fottuto 'e meluni...”
“Ma se trovo l'autore del furto dei miei cocomeri...”
“... m'faccio ra''areto pure 'e scorze e sement!”
“...mi faccio restituire le bucce e i semi!”
“A' gente fanno tant''e signori...”
“La gente crede di essere per bene...”
“...e po' se fottono' 'e melun”

Alla fine della fiera, credo che sniffare l'aria scaldata delle fibre indiane dei tappeti di mia madre mi abbia fatto avere le allucinazione perché, una volta, sul podio del Giro d'Italia, ci ho visto salire mio padre, avvolto nel copriletto di macramè, mentre mia madre gli sbraitava contro dallo scalino del terzo posto e Oris leggeva Cioè in bilico sul gradino del secondo arrivato.
Sono quasi certa di essermelo inventato, in una crisi di astinenza da teina.

Diciamoci la verità: a me l'estathè, sponsor ufficiale del Giro d'Italia, m'ha salvato la vita.
Altrimenti, chissà dove sarei ad arrancare adesso...


martedì 8 maggio 2012

La mia vita senza thè

Se avessi potuto scegliere, io avrei voluto una voce fuoricampo 
Ehi tu, Dio!”, gli avrei detto “Non darmi tutte queste tette, dammi una voce fuoricampo”

L'inizio di maggio mette ansia, diciamoci la verità. Non che gli altri mesi siano meglio, ma quando inizia maggio, Oris stila una lista delle cose che possono succedere a me, a lei e a tutta la nostra famiglia perché sostiene che se ci deve succedere qualcosa di brutto, succederà a maggio e che le tragedie, elencandole, le esorcizzi.
Oris non è una persona molto affidabile e, di solito, le sue credenze sono illogiche ed irragionevoli: non ci appoggeresti dentro nemmeno i bicchieri sbeccati, però, in questo caso, ha terribilmente ragione.
Ogni anno, a maggio, cascate di estathè irrorano il calendario, scavando giorni profondi come abissi: si beve per dimenticare, per sostenere il peso dell'ultimo mese di primavera e per festeggiare l'inizio di una nuova stagione perché ogni volta che si chiude una porta, già un altro stronzo è pronto a bussare.
Un anno fa, Chewbecca ha iniziato a perdere copiose ciocche di peli ed ha deciso di lasciarmi. Via mail. Nessuna “difesa Chewbecca” potrà mai scagionarlo dalla sua colpa, nemmeno se fosse il suo tricologo a pronunciarla.

Signorina, veniamo noi con questa mia addirvi una parola che scusate se sono poche ma sette cento mila lire; noi ci fanno specie che questanno c’è stato una grande morìa delle vacche come voi ben sapete.: questa moneta servono a che voi vi con l'insalata consolate dai dispiacere che avreta...”
I tuoi hanno speso anche i soldi per farti studiare. Complimenti.”
...”
E soprattutto, queste settecentomila lire me le potevi pure dare come buona uscita, visto che l'anello l'hai rivoluto e non mi hai fatto recapitare nemmeno una cassa di estathè di scuse...”
...”
Oddio, ce ne sarebbero volute almeno settecentomila di casse di estathè non mescolati con la passiflora per farti perdonare, ma questo è il guaio di perdere i capelli, che si perde pure la forza. Chiedi a Sansone, Chewbecca, lui te ne può raccontare delle belle...”
...”
Che dire? Mi mancherai. Mi mancheranno le nostre partite a Risiko, quando ti incazzavi se ti attaccavo e nemmeno il fatto che dovevo distruggere le tue armatine ti faceva smettere di urlare che il mio era un attacco alla tua persona. Mi mancherà il modo in cui prendevi a calci i cerchioni delle macchine degli altri perché non ce la facevi a fare manovra. Mi mancheranno le nostre discussioni sul marrone, che no cazzo, non è il colore che sta bene con tutto. Mi mancherà la tua autoironia e quel posacenere che hai spaccato a terra quella volta che ti ho detto che un tuo cortometraggio faceva cagare. Mi mancherai Chewbecca. Comprati un bel toupet.”
Salutandovi indistintamente i fratelli Caponi (che siamo noi i Fratelli Caponi)
Almeno hai parlato....”
...”
... e almeno, adesso, hai smesso di parlare.”

Lo so, lo so. E' una voce fuoricampo amara questa voce di inizio maggio: è nostalgica come una puntata di Beverly Hills, come le trecce che Sansone si faceva sciogliere al posto dei cavalli e come un ammanco di settecentomila lire vintage.
Ma stavolta, va così.
Non me ne abbiate: passo il mio tempo con Oris, a stilare liste su improbabili arche dell'alleanza che fulminano di netto la nostra famiglia, hotel del terrore che trasformano i padri in surreali “dull boy” e androidi che combattono contro le dichiarazioni dei redditi che fanno le madri.
Alla fine, a cinematografare la vita rischi di diventarci scema.
Meno male che ho il mio estathè.
Lui di certo, non mi lascerà mai.
E se dovesse farlo, sicuramente non me lo comunicherebbe via mail.